Passaporto Digitale di Prodotto (DPP): guida operativa per le aziende italiane
2026

Cos'è, quando diventa obbligatorio e come iniziare a prepararsi
Articolo scritto da Irene Lo Vecchio, PhD in Materials Science e Product Evolution Manager di NATIVA | Aggiornato: giugno 2026
Il mercato europeo sta per cambiare una regola fondamentale: per molte categorie di prodotti, non sarà più sufficiente rispettare i requisiti di sicurezza e qualità per poter vendere. Servirà anche un Passaporto Digitale che documenti la sostenibilità del prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita. Le batterie sono il primo settore con scadenza confermata, febbraio 2027. Tessili e pneumatici seguono entro il 2028-2029.
Il tema è dunque in continua evoluzione e questa guida aggiornata, redatta da NATIVA, spiega cos'è il DPP, cosa deve contenere, come funziona tecnicamente, quando diventa obbligatorio per ciascun settore e, soprattutto, come iniziare a prepararsi oggi per affrontare la normativa non come un costo ma un’opportunità per generare valore e vantaggio competitivo.
Spieghiamo DPP attraverso la nostra esperienza di 16 anni di accompagnamento di aziende manifatturiere e consumer goods nell'evoluzione dei propri prodotti in ottica di sostenibilità. Con 100+ prodotti analizzati con LCA e sLCA (strategic Life Cycle Assessment). Supporto alle aziende nella costruzione dei dati di prodotto necessari per il DPP clienti nei settori più coinvolti da DPP: moda, arredamento, consumer goods, materiali.
Cos'è il Passaporto Digitale di Prodotto
Il Passaporto Digitale di Prodotto è la carta d'identità digitale di un bene fisico: un insieme strutturato di dati che racconta la vita di quel prodotto, dalla composizione dei materiali alla sua impronta ambientale, dalla riparabilità alla gestione del fine vita. Introdotto dal Regolamento ESPR (UE 2024/1781), deve essere accessibile tramite un QR code, un codice a barre 2D o un tag NFC applicato al prodotto o al suo imballaggio.
A differenza di un'etichetta o di una scheda tecnica, il DPP non è statico: si aggiorna nel tempo man mano che il prodotto percorre la sua vita, registrando un intervento di riparazione, un passaggio di proprietà, i dati di smaltimento finale. E non mostra le stesse informazioni a tutti: i consumatori accedono ai dati di sostenibilità rilevanti per la loro scelta d'acquisto, le aziende della filiera e gli operatori del riciclo ai dati tecnici necessari per il loro lavoro, le autorità di controllo a tutto ciò che serve per verificare la conformità ai requisiti ESPR.
È proprio questa verificabilità il cuore del sistema: il DPP chiede alle aziende di dimostrare la sostenibilità dei propri prodotti con dati strutturati e accessibili. Il che rende strutturalmente impossibile il greenwashing basato su affermazioni generiche.
Cosa contiene un DPP: i dati richiesti
Il contenuto specifico del DPP varia per categoria di prodotto e viene definito negli atti delegati settoriali. Il Regolamento ESPR definisce però le aree di informazione che il DPP deve potenzialmente coprire:
Area di informazione | Esempi di dati richiesti |
Composizione e materiali | Tipo e percentuale di materiali usati, presenza di sostanze che destano preoccupazione (SVHC), percentuale di materiale riciclato |
Impronta ambientale e di carbonio | Carbon footprint calcolata con metodologia riconosciuta (ISO 14067 o PEF), consumi energetici in fase di produzione e d'uso |
Durabilità e affidabilità | Vita utile attesa, punteggio di durabilità (dove previsto dall'atto delegato), condizioni di garanzia |
Riparabilità | Punteggio di riparabilità, disponibilità di pezzi di ricambio, istruzioni di smontaggio e riparazione, disponibilità di aggiornamenti software |
Fine vita e riciclabilità | Istruzioni per smaltimento e riciclo, percentuale riciclabile, presenza di materiali pericolosi che complicano il riciclo |
Tracciabilità della filiera | Origine delle materie prime, fornitori chiave (Tier 1 e, dove richiesto, Tier 2-3), percorso produttivo |
Certificazioni e dichiarazioni | EPD (ISO 14025), Ecolabel UE, altre certificazioni ambientali riconosciute |
Il contenuto specifico del DPP per ciascuna categoria è definito dall'atto delegato corrispondente. Prima di avviare la raccolta dati, è essenziale sapere quale atto delegato si applica al proprio settore e quali campi sono effettivamente richiesti.
Come funziona il DPP tecnicamente
Il DPP non è un documento statico né un database centrale unico. È un sistema distribuito in cui il prodotto porta fisicamente l'accesso ai propri dati.
Il supporto di identificazione
Al prodotto viene associato fisicamente un supporto di identificazione, tipicamente un QR code o un codice a barre 2D, che contiene un identificativo univoco del prodotto. Scansionando quel codice si accede ai dati del DPP. Gli standard GS1 (già usati da oltre 2 milioni di aziende nel mondo per la codifica dei prodotti) sono il framework tecnico riconosciuto per l'implementazione: il GS1 Digital Link consente di collegare il codice fisico al DPP online tramite un'unica struttura URL standardizzata.
Chi accede e cosa vede
L'accesso al DPP è differenziato per tipo di utente:
- Consumatori: accedono alle informazioni generali di sostenibilità, durabilità e smaltimento corretto in formato semplice e comprensibile.
- Aziende della filiera: accedono ai dati tecnici di composizione, origine dei materiali e certificazioni necessari per la propria conformità normativa (es. per calcolare gli Scope 3 CSRD).
- Operatori del riciclo: accedono alle istruzioni di smontaggio e ai dati sui materiali per ottimizzare i processi di riciclo.
- Autorità di controllo: accedono a tutti i dati per verificare la conformità del prodotto ai requisiti ESPR. Leggi la guida completa al Regolamento ESPR.
La Commissione europea prevede anche un portale web pubblico dove i consumatori potranno ricercare, consultare e confrontare i DPP di prodotti simili.
Quando diventa obbligatorio: scadenze settoriali
Settore / Prodotto | Riferimento normativo | Data adozione atto delegato (indicativa) | Periodo transitorio per le aziende | Obbligo effettivo stimato |
Batterie (grandi, automotive, portatili) | Reg. (UE) 2023/1542 | Già definito | — | Dal 18 febbraio 2027 |
Ferro e acciaio | 2026 | Definito da atto delegato | 2027-2028 | |
Tessili* e abbigliamento | ESPR, Piano 2025-2030 | 2027 | Definito da atto delegato | 2028-2029 |
Alluminio | ESPR, Piano 2025-2030 | 2027 | Definito da atto delegato | 2028-2029 |
Pneumatici | ESPR, Piano 2025-2030 | 2027 | Definito da atto delegato | 2028-2029 |
Mobili (inclusi materassi) | ESPR, Piano 2025-2030 | 2028 | Definito da atto delegato | 2029-2030 |
Prodotti da costruzione | Reg. (UE) 2024/3110 | Atto delegato atteso | — | Da confermare |
Detergenti, giocattoli | Regolamentazione verticale attesa | Da definire | — | Da confermare |
*Per i tessili, lo studio preparatorio JRC 2026, che definisce i contenuti del DPP per abbigliamento tessile nell'ambito del futuro atto delegato ESPR, propone dati obbligatori su composizione delle fibre, impronta carbonica (per classe di performance), sostanze preoccupanti, contenuto di riciclato, istruzioni di cura e punteggio di riciclabilità. La granularità minima raccomandata è il livello modello per la maggior parte dei dati, con livello lotto per composizione chimica e verifica.
Le date indicate per l'adozione degli atti delegati sono indicative e potranno slittare. Tuttavia, aspettare la pubblicazione dell'atto delegato prima di iniziare a prepararsi è una strategia rischiosa: la raccolta dati dalla supply chain e l'adeguamento dei sistemi informativi richiedono mesi, non settimane.
Cosa comporta concretamente il DPP per un'azienda
Costruire un DPP non è un'operazione comunicativa, è un progetto che riguarda i dati. Prima ancora di scegliere una piattaforma o un formato tecnico, un'azienda deve affrontare quattro sfide operative che richiedono tempo e pianificazione.
Raccogliere e strutturare i dati di prodotto
Molte informazioni necessarie per il DPP esistono già in azienda, nelle schede tecniche, nei documenti di conformità, nelle certificazioni, ma sono disperse e non strutturate in modo accessibile. Il punto di partenza è sempre un inventario: cosa abbiamo già, cosa manca, da dove deve venire.
Coinvolgere la supply chain
I dati sulla composizione dei materiali, sull'origine delle materie prime e sulle sostanze preoccupanti vengono principalmente dai fornitori. Raccoglierli richiede di strutturare un dialogo informativo con il Tier 1 e, per alcune categorie, con il Tier 2 e il Tier 3. Questo processo richiede in media diversi mesi, spesso di più nelle filiere frammentate.
Lo confermano i dati dello studio preparatorio della Commissione Europea per il settore tessile (González-Torres, Arcipowska - JRC, 2026): l'80% dei capi immessi nel mercato UE è importato, e la catena di fornitura del settore coinvolge in media oltre 15 operatori. La maggior parte delle aziende ha visibilità diretta solo sui fornitori Tier 1, mentre le informazioni sui livelli precedenti (materie prime, filati, tessuti) sono frammentate, gestite su fogli Excel e PDF non strutturati, e raramente verificabili. Un problema di infrastruttura che il DPP è chiamato a risolvere progressivamente.
Misurare l'impronta ambientale con la LCA
Per le categorie che richiedono dati di carbon footprint o prestazioni ambientali quantitative, serve un LCA (Life Cycle Assessment, conforme a ISO 14040/14044). Si tratta di un'analisi strutturata che richiede dati dalla supply chain, modellazione, e in molti casi verifica di terze parti. È anche il passaggio che produce le informazioni più strategicamente utili: gli hotspot, ovvero i materiali e le fasi che incidono maggiormente sull'impatto, che orientano le scelte di miglioramento del prodotto.
Integrare i sistemi informativi aziendali
I dati del DPP devono fluire in modo continuo tra i sistemi gestionali (ERP) che tracciano ordini, acquisti e magazzino, i sistemi di controllo della produzione (MES) che registrano cosa succede in fabbrica, le piattaforme di gestione del ciclo di vita del prodotto (PLM) che conservano le specifiche tecniche, e le soluzioni di tracciabilità della supply chain. Per molte aziende, il vero lavoro non è generare nuovi dati, è fare in modo che quelli già esistenti, spesso dispersi in sistemi diversi, diventino accessibili e strutturati nella forma richiesta dal DPP.
Chi inizia oggi ha il tempo di affrontare queste sfide in modo ordinato. Chi aspetta la pubblicazione dell'atto delegato per il proprio settore dovrà farlo in fretta, con fornitori già sotto pressione da parte di altri clienti nelle stesse condizioni.
Quanto costa implementare il DPP
I costi variano significativamente in base alla complessità e alla portata del progetto. Alcuni fattori determinanti: numero di SKU da coprire, livello di dettaglio dei dati richiesti, profondità della tracciabilità nella supply chain, grado di integrazione con i sistemi ERP e PLM esistenti.
Sulla base delle prime implementazioni nel settore moda e batterie, le soluzioni DPP entry-level per marchi di piccole dimensioni partono da meno di 10.000 euro all'anno. Le aziende di medie dimensioni con maggiori requisiti di tracciabilità e compliance possono prevedere investimenti tra 15.000 e 70.000 euro all'anno. Le grandi aziende con portafogli ampi e supply chain complesse possono avere costi significativamente superiori.
Va considerato però che una parte consistente dell'investimento non è nel DPP in sé, ma nell'infrastruttura di raccolta dati: strutturare il dialogo informativo con i fornitori, digitare dati oggi su carta, integrare sistemi. È un investimento che serve indipendentemente dal DPP per rispondere agli obblighi CSRD Scope 3.
Il DPP come leva competitiva, non solo obbligo
Le aziende che guardano al DPP solo come a un adempimento normativo perdono la parte più interessante. Ci sono almeno tre vantaggi concreti che vanno oltre la conformità:
Accesso preferenziale ai clienti B2B
Sempre più grandi aziende, obbligate dalle normative, tra cui la CSRD, a rendicontare le proprie performance di sostenibilità, richiedono ai propri fornitori dati verificabili sull'impatto dei prodotti acquistati. Avere un LCA di prodotto e le basi per il DPP significa poter rispondere a queste richieste in modo strutturato, accorciando i processi di qualifica fornitori e rafforzando le relazioni commerciali.
Comunicazione di sostenibilità legale e credibile
Con il D.Lgs. 30/2026 (recepimento Direttiva ECGT), i claim ambientali generici diventano vietati dal 27 settembre 2026. Chi ha i dati del DPP diventa in grado di fare affermazioni precise e verificabili sui propri prodotti, e di comunicare dunque in maniera legale e credibile.
Nuovi modelli di business circolari
Il DPP abilita la gestione del prodotto oltre la vendita: riparazione tracciata, mercati del ricondizionato, sistemi di leasing con fine vita definito. Le aziende che hanno l'infrastruttura dati del DPP possono costruire servizi circolari attorno ai propri prodotti, aprendo nuovi flussi di ricavo.
Come prepararsi al DPP: piano d'azione in 5 passi
- Capire quando riguarda il tuo settore: verificare in quale categoria ESPR rientrano i tuoi prodotti e la data indicativa dell'atto delegato. Questo definisce la finestra di tempo disponibile.
- Inventario dei dati esistenti: mappare quante delle informazioni richieste dal DPP sono già disponibili internamente, tra schede tecniche, dichiarazioni fornitori, certificazioni, dati di carbon footprint. I gap identificati definiscono il passi successivi.
- Avviare un'analisi LCA: l'Analisi del Ciclo di Vita è il punto di partenza per i dati ambientali richiesti dal DPP: impronta di carbonio, consumo di risorse, fine vita. Va iniziata con anticipo perché richiede raccolta dati dalla supply chain e un tempo minimo di elaborazione. Per il settore tessile, lo studio JRC 2026 indica le PEFCR (Product Environmental Footprint Category Rules) per abbigliamento e calzature come metodologia di riferimento per il calcolo dell'impronta ambientale da includere nel DPP. Le aziende che hanno già avviato un percorso LCA basato sulle PEFCR sono quindi in posizione avanzata rispetto ai futuri obblighi dell'atto delegato.
- Strutturare il dialogo con i fornitori: definire quali dati bisogna raccogliere da Tier 1 (e dove necessario Tier 2-3), con quale frequenza e in quale formato. Questo è il passaggio con i tempi più lunghi.
- Valutare l'infrastruttura digitale: capire quale sistema di gestione dei dati di prodotto (PIM, ERP, PLM) è necessario per gestire il DPP, e se i sistemi esistenti possono essere integrati o richiedono aggiornamenti.
Come NATIVA accompagna le aziende nella preparazione al DPP
Il DPP richiede che i dati di prodotto esistano, siano strutturati e siano verificabili. Il lavoro inizia dalla base di dati più che dalla piattaforma tecnologica che li raggruppa.
Dal 2010 NATIVA supporta aziende manifatturiere e consumer goods nell'evoluzione sostenibile dei prodotti. Abbiamo analizzato con LCA e sLCA oltre 100 prodotti, lavorando con aziende come Geox, Davines, OVS, Florim, FABA e Furla, tutte in settori direttamente coinvolti dalle scadenze DPP.
Il percorso che proponiamo si articola in tre momenti:
Misurazione con LCA: produciamo i dati ambientali verificabili che costituiscono il contenuto principale del DPP: carbon footprint, categorie di impatto, identificazione degli hotspot.
Organizzazione dei dati di filiera: lavoriamo con l’azienda per strutturare la raccolta dati dai fornitori Tier 1, e dove necessario Tier 2, per popolare i campi relativi alla composizione materiale e alla tracciabilità richiesti dal DPP.
Strategia di evoluzione del prodotto: usiamo i dati dell’analisi LCA, oltre che per costruire il DPP, per identificare le priorità di miglioramento del prodotto e costruire una roadmap che generi valore sul mercato e non solo conformità normativa. Il DPP diventa così il punto di partenza di un percorso di innovazione, non il suo punto di arrivo. Scopri come aiutiamo le aziende a evolvere i propri prodotti.
Il DPP non è solo una scadenza da rispettare. È l'occasione per costruire la base dati che serve anche per rispondere alle richieste del mercato e iniziare un percorso di evoluzione dei prodotti che ne migliori la qualità, che generi valore economico e integri la sostenibilità sempre più a fondo nel business dell’azienda. Inizia ora.
Domande frequenti sul DPP
Il DPP è lo stesso per tutti i prodotti della stessa categoria?
No. Il DPP è specifico per prodotto o per modello di prodotto, non per categoria. Ogni unità ha il suo identificativo univoco, anche se prodotti identici possono avere DPP con struttura simile. Il contenuto varia in base al settore (definito dall'atto delegato), ma ogni prodotto è identificato singolarmente.
Chi è responsabile del DPP: il produttore o il distributore?
Il Regolamento individua nel fabbricante il soggetto primariamente responsabile. Ma gli importatori e i distributori che immettono prodotti nel mercato UE a proprio nome assumono responsabilità analoghe. In catene del valore complesse, la responsabilità deve essere contrattualmente definita tra i soggetti coinvolti.
Il DPP si applica anche ai prodotti di seconda mano?
I prodotti di seconda mano già immessi nel mercato prima dell'entrata in vigore dell'obbligo per la loro categoria non devono necessariamente avere il DPP. I prodotti ricondizionati o riparati, se originari dell'UE, non sono considerati nuovi prodotti e non devono rispettare i nuovi atti delegati in vigore al momento della rimessa sul mercato. La norma è progettata per non ostacolare l'economia del second hand.
Cosa succede se il DPP contiene dati errati?
La mancata o errata fornitura delle informazioni obbligatorie nel DPP comporta sanzioni definite dagli Stati membri e può comportare il ritiro del prodotto dal mercato. La qualità e l'accuratezza dei dati sono quindi una questione di conformità, non solo di comunicazione.







