Benefit Cities: cosa succede se un territorio sceglie il beneficio comune?
2026

Società Benefit, un modello che va oltre la governance aziendale
Nel 2016 l'Italia è stata la prima nazione al mondo a introdurre nel proprio ordinamento giuridico lo status di Società Benefit. Dieci anni dopo, i dati della Ricerca Nazionale sulle Società Benefit raccontano un ecosistema in crescita, e orientato all’impatto economico e sociale: le SB sono ormai quasi 6000, con un'incidenza del 2,2% tra le grandi imprese. Nel periodo 2022–2024 hanno registrato una crescita del fatturato superiore a quella delle imprese tradizionali (+14,6% contro +5,3%), accompagnata da un maggiore sostegno all’occupazione: il 63% delle SB ha incrementato il proprio organico, contro il 48% delle altre imprese. Le Benefit sono inoltre caratterizzate da un maggior grado di investimenti in innovazione, internazionalizzazione, attenzione alla sostenibilità.
Guardando però al futuro, il modello Benefit rivela un potenziale che va oltre la sola dimensione della governance aziendale. La sua diffusione può essere uno strumento per contribuire a ridefinire il ruolo del tessuto economico all’interno dei territori e creare una nuova collaborazione tra pubblico e privato intorno a obiettivi comuni, che crei valore per la comunità e le imprese. Vediamo come.
E se tutte le aziende fossero Benefit? I benefici concreti per le PA, le imprese e i territori
Facciamo un esercizio di immaginazione. Cosa succederebbe se domani mattina, in un territorio, tutte le aziende adottassero uno spirito autenticamente Benefit?
L'intero ecosistema economico opererebbe con una nuova missione: generare profitto perseguendo al contempo obiettivi di beneficio comune. Gli investimenti sarebbero orientati verso attività capaci di generare valore economico, sociale e ambientale. Le scelte aziendali (dalla selezione dei fornitori alla gestione del personale, dall'uso delle materie prime all'organizzazione del lavoro) verrebbero prese considerando nuove variabili rispetto a quelle tradizionali. Le imprese stesse amplierebbero il proprio rapporto con la catena del valore, evolvendo con essa in ottica di sostenibilità e innovazione. Ci sarebbe una maggiore trasparenza verso la comunità e gli stakeholder rendendo verificabile l’impatto generato nel tempo. Il valore creato beneficerebbe così sia le imprese che l’intera collettività.
Ma come rendere possibile questa visione?
Negli ultimi anni le Società Benefit in Italia sono cresciute a un ritmo di circa il 20% annuo. Un tasso significativo, che, proiettato nel tempo, richiederebbe però più di trent'anni per la trasformazione dell'intero tessuto imprenditoriale italiano. Per accelerare questo processo, e per cogliere il pieno potenziale del modello Benefit, si apre un’opportunità per le pubbliche amministrazioni. Quella di assumere un ruolo attivo e strategico, sostenendo la diffusione delle Società Benefit e stimolando la nascita di un ecosistema di attori sul territorio capaci di collaborare in una logica condivisa di impatto, innovazione e benessere collettivo. Un cambio di paradigma dunque: la PA non più come semplice regolatrice, ma come attivatrice di economie orientate al valore comune. I benefici per le istituzioni, la comunità e le imprese si dispiegherebbero su più livelli:
- Orientare le imprese verso il bene comune. Stimolare la trasformazione delle imprese in Società Benefit significa incoraggiarle a ripensare il proprio ruolo nel sistema economico, a integrare la creazione di impatto nel cuore del modello di business, fino a fare dell'impatto stesso una leva di prosperità economica. Con questa visione oggi in Italia alcune delle aziende più innovative e lungimiranti scelgono il modello Benefit come strumento di governance per affrontare con maggiore solidità le sfide del presente e del futuro.
- Generare valore per la comunità attraverso un impegno statutario . Le Società Benefit si impegnano a produrre valore economico, sociale e ambientale per tutti gli stakeholder: secondo la Ricerca Nazionale sulle Società Benefit in Italia il 55% delle loro finalità di beneficio comune è orientato all'impatto sociale e nel 2024 le SB hanno riconosciuto in media un salario di 3.000 euro in più ai propri addetti rispetto alle non-benefit. Per la Pubblica Amministrazione, le Società Benefit sono un'occasione strategica: avere come interlocutori imprese che assumono come obbligo statutario la generazione di valore per la comunità, trasformando una buona pratica in un impegno strutturale.
- Far convergere imprese e Pubblica Amministrazione verso obiettivi comuni. La diffusione delle Benefit può favorire la convergenza tra azione privata e pubblica su competitività, innovazione sostenibile e impatto. Il modello Benefit può infatti essere lo strumento con cui il tessuto imprenditoriale, tramite le proprie finalità di beneficio comune, contribuisce ad alcuni degli obiettivi pubblici di innovazione sostenibile e sviluppo del territorio.
- Creare un ecosistema impegnato per l’impatto sul territorio.
Oltre a promuovere il modello, la PA può affiancare le imprese nell’attività di trasformazione in Società Benefit, attraverso formazione, strumenti operativi e networking, creando un ecosistema che si allarga al territorio e alle sue comunità e che coinvolge anche associazioni di categoria, professionisti, grandi aziende e non-profit. Un ecosistema Benefit aperto può inoltre collaborare con network globali per scambiare esperienze e consolidare pratiche virtuose, rafforzando attrattività, reputazione e capacità del territorio e delle sue aziende di dialogare con contesti più ampi. - Favorire sinergie tra imprese per moltiplicare i risultati.
Connettere imprese con la stessa visione può stimolare la collaborazione tra aziende con finalità affini, dalla formazione congiunta alla gestione condivisa della filiera, sedimentando nel tempo una rete che continua a operare oltre i confini delle singole iniziative.
Il caso Roma Impresa Comune
Il Comune di Roma Capitale ha colto con lungimiranza il valore che un ecosistema Benefit può generare sia per il settore privato che per quello pubblico, diventando un caso pionieristico. "Roma Impresa Comune" è il programma promosso dall'Assessorato alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione degli Investimenti di Roma Capitale, in collaborazione con NATIVA e la Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma (CTE Roma), nato con l'obiettivo di accelerare la transizione sostenibile del tessuto imprenditoriale capitolino attraverso la diffusione del modello di Società Benefit.
Il programma ha coinvolto oltre 300 aziende in tre edizioni nell'arco di due anni, contribuendo ad aumentare il numero delle Società Benefit sul territorio romano del 30%. Il risultato più significativo non è rappresentato soltanto dal numero delle imprese coinvolte, ma dalla nascita di un ecosistema imprenditoriale sempre più consapevole del proprio ruolo nel generare valore condiviso: una rete di aziende, professionisti, associazioni e istituzioni che collaborano per promuovere una nuova cultura dell'impresa, in cui innovazione, responsabilità sociale e sostenibilità ambientale non sono elementi separati, ma parti integranti della strategia di crescita.
“Le città sono oggi uno dei luoghi in cui si gioca la qualità dello sviluppo economico, sociale e ambientale dei prossimi anni. Roma ha scelto di non limitarsi a regolare i processi economici, ma di creare le condizioni perché l’innovazione si sviluppi, favorendo la collaborazione tra imprese, ricerca, territorio e società civile”, ha dichiarato Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione degli Investimenti di Roma Capitale. “Roma Capitale ha già previsto di continuare a supportare le imprese nella transizione verso modelli di sostenibilità fino almeno al 2029: è un impegno strutturale, non una stagione di sperimentazione. L’obiettivo è rendere lo status di Società Benefit la nuova normalità per le imprese romane, e offrire ad altre città italiane un modello codificato e replicabile”
Il programma ha registrato un alto tasso di soddisfazione e di impatto positivo percepito sull’azienda da parte dei partecipanti, e ha già permesso di generare dei benefici per imprese e territorio. Grazie al programma le aziende hanno riscontrato un maggiore coinvolgimento dei dipendenti e opportunità di formazione, maggiore attrattività verso i giovani, la riduzione di uso di materie vergini e conseguente riduzione dei costi, opportunità di collaborazione tra aziende e con la PA, l’organizzazione di progetti di educazione e coinvolgimento dei cittadini e molto altro ancora.
→ Scopri tutti i dettagli del progetto Roma Impresa Comune qui

Il futuro: le Benefit Cities come modello replicabile
Le prime tre edizioni di Roma Impresa Comune segnano il termine della prima fase di un progetto ambizioso. Non un traguardo, ma l'innesco di un percorso per territori e imprese che ha ancora ampi margini di sviluppo.
Il modello costruito in questi anni ha le caratteristiche per essere replicato in altri contesti urbani e non solo offrendo agli amministratori locali un approccio codificato per coinvolgere il tessuto imprenditoriale dei propri territori in una direzione condivisa. L'esperienza di Roma è stata al centro del confronto con altre amministrazioni locali il 24 marzo 2026 durante l'evento "Benefit Cities" a Roma, in una logica di scambio di buone pratiche e replicabilità del modello a cui hanno preso parte anche Alessia Cappello, Assessora allo Sviluppo Economico del Comune di Milano, Carlo Serra, rappresentante del Comune di Cagliari e Andrea Illy, Presidente di illycaffè, insieme a esponenti del mondo imprenditoriale, accademico e istituzionale, in un dialogo aperto tra città, imprese e pubblica amministrazione. Un confronto che segna l'avvio di una nuova fase in cui le Benefit Cities si propongono come architettura concreta per uno sviluppo più equo, sostenibile e competitivo, fondato su alleanze strutturali tra pubblico e privato.
Siamo convinti che questa visione possa ispirare tanti territori a mettere al centro delle proprie politiche la diffusione del modello Benefit. Perché la città e i territori riconoscono il valore e il bisogno di azione collettiva per garantire la propria prosperità, oggi e nel futuro. Contribuire a costruire un'economia locale capace di generare crescita, innovazione e valore per la comunità non è un'aspirazione: è, sempre di più, una scelta concreta e misurabile.
Se vuoi approfondire il progetto, scrivi a info@nativalab.com








