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Kerakoll: il purpose come stella polare dell’azienda. Intervista a Claudio Motta (Group Chief Operating Officer)

Non tutte le imprese hanno un purpose o non tutte l’hanno già messo davvero a fuoco. Tuttavia, per molte altre individuare una vocazione ha permesso di far nascere nuovi ecosistemi, portando attori pubblici e privati a condividerla e contribuire ad onorarla. In NATIVA diciamo sempre che il purpose può agire come una vera forza gravitazionale attorno a cui ruotano tutti gli stakeholder, come fanno i pianeti di un sistema solare attorno al Sole, in un equilibrio perfetto.

Di fronte alle sfide del nostro tempo, è dunque fondamentale progettare, realizzare e ingaggiare nuove attrici e nuovi attori attorno al proprio purpose. Ma ancora prima identificarlo, ufficializzarlo e far sì che sia condiviso da tutta l’azienda, in modo che possa guidare sia le grandi che le piccole scelte quotidiane.

Questa sfida è ancora più importante per i settori produttivi complessi ed energivori, come quello dell’edilizia e dei materiali da costruzione, che vivono di dinamiche consolidate nel tempo. Abbiamo intervistato Claudio Motta, Group Chief Operating Officer di Kerakoll Group, che NATIVA accompagna dal 2021 in un ulteriore percorso evolutivo verso la sostenibilità, per farci raccontare la sua esperienza e le sfide di un’azienda impegnata a far evolvere le proprie pratiche e processi per accelerare la transizione di un’industria molto tradizionale. 

Cos’è successo nella tua vita che ti ha portato a far parte di un’azienda come Kerakoll? Vorremmo scavare su questo aspetto più personale.

Una serie di convergenze, come al solito, che hanno a che vedere con la creazione di senso. Parto dall’ultima in ordine di tempo. 

Kerakoll è un’azienda di proprietà familiare e la spinta a intraprendere un percorso ESG è arrivata dagli stessi imprenditori che hanno stimolato il management in questa direzione, indicando in maniera chiara il percorso verso la trasformazione in Società Benefit e B Corp, come naturale evoluzione per un’azienda come la nostra che già da anni investe in sostenibilità. Quando ce ne hanno parlato per la prima volta, io ero lì ad ascoltare in quanto parte del management, che ha la responsabilità di portare avanti azioni concrete, ma in linea con un’idea di responsabilità di impresa che contribuisce a dare senso a ciò che si fa.

Se nasci in alta montagna e a 6 anni tuo padre ti porta sopra i 3.000 metri il fine settimana, impari presto a chiederti qual è il senso di quello che fai, ma ovviamente non lo capisci subito. Il senso di quelle “passeggiate”, infatti, l’ho capito molto dopo. Il fatto di camminare ore e ore, arrivare su quella cima, restare lì a godersi il paesaggio per 15 minuti, per poi ricominciare a camminare per rientrare a casa, rappresenta uno degli esercizi per ricercare il senso, ovvero ciò che alimenta la nostra azione, la ragione per cui tutte le mattine ci alziamo e portiamo avanti i nostri obiettivi. Quindi la creazione di senso ha in qualche modo unito il mio destino a quello di questa azienda, che, già prima di iniziare questo percorso di innovazione sostenibile, abbracciava l’idea di responsabilità sociale, ovvero agire in modo tale che ciò che si fa sia in armonia e porti beneficio alle persone, alla società e al pianeta.

Qual è il primo passo da compiere in azienda per iniziare a evolvere in favore della sostenibilità?

Kerakoll si è posta un obiettivo strategico ben preciso: arrivare a un punto di svolta del proprio percorso di sostenibilità entro il 2030. Al di là di ragionare sulla numerica, sulla prospettiva di sviluppo da qui a 10 anni, sul fatto di essere o meno carbon neutral, per Kerakoll la parte più rilevante riguarda la trasformazione della cultura e dell’ecosistema aziendale, il cosiddetto “network”. Ma cosa intendiamo per cultura? In poche parole, cultura della sostenibilità. Ciò vuol dire che, entro il 2030, in ogni angolo dell’azienda sarà naturale agire, pensare e dare il proprio contributo, facendo proprio il tema della sostenibilità, che definirei anche responsabilità. Chi lavora in azienda deve, infatti, capire non solo qual è il contributo in termini di valore economico che l’impresa crea, o come essa contribuisce a diminuire i costi o aumentare i ricavi, ma deve agire tenendo ben presenti le tematiche di sostenibilità che devono ovviamente essere connaturate al modo di fare impresa. Per Kerakoll la sostenibilità non deve, infatti, essere il risultato di un esercizio di buona volontà – ancorché molto convinta – ma un comportamento naturale, ovvero l’unico possibile.

Cosa ha significato e cosa significa per Kerakoll essere Società Benefit?

Per Kerakoll il passaggio a Società Benefit, con il conseguente cambio dell’oggetto sociale, è stato un momento centrale per tutta l’azienda, in quanto si è sancito l’impegno a salvaguardare la mission dell’impresa a prescindere da eventuali futuri cambi di management. In questo caso la parola chiave è stata “integrazione”, ovvero integrare la responsabilità verso le persone e il pianeta in tutte le dimensioni dell’impresa.

Ciò si collega nuovamente alla creazione di senso: occorre, infatti, fare in modo che ciò che viene scritto all’interno dell’oggetto sociale del nuovo Statuto corrisponda al purpose dell’impresa, ovvero allo scopo ultimo. Il purpose per noi è la nostra stella polare: un posto che non si raggiunge mai, ma che indica la direzione verso cui vogliamo tendere. Se il purpose dell’azienda coincide con l’oggetto benefit, i pianeti si allineano e il sistema in base al quale vengono prese le decisioni ne trae grandissimo giovamento.

Poi, naturalmente, c’è un altro importante punto da considerare, che è quello meno semplice e sul quale occorre lavorare. Kerakoll è un’azienda multinazionale, presente in 11 Paesi, che opera nel settore delle costruzioni, quindi uno dei maggiori responsabili del cambiamento climatico. Di conseguenza, per creare un reale cambiamento, i temi di sostenibilità devono essere presi particolarmente sul serio da tutte le persone. Quando, però, si hanno migliaia di collaboratori all’interno di una squadra, è necessario fare in modo che il sistema di valori e i meccanismi in base ai quali si prendono le decisioni pervadano tutta l’azienda e raggiungano anche il punto più lontano dell’organizzazione. In questo modo tutte e tutti possono prendere delle decisioni sulla base di questa visione, anche quelle apparentemente più irrilevanti.

Il passaggio a Società Benefit non è quindi solo un tema di governance o di board, perché, oltre a tradurre in azioni le decisioni che vengono prese al vertice, occorre fare in modo che, in ogni angolo dell’organizzazione, il sistema di valori sia il medesimo e che quel sistema venga interpretato nello stesso modo da tutte le persone.

E cosa fate per raggiungere ogni stanza della vostra azienda? 

Per coinvolgere ogni parte dell’azienda in questo percorso, siamo partiti dalla co-creazione del purpose. Il nostro purpose non è stato definito dagli imprenditori in solitudine, ma è stato creato coinvolgendo l’intera organizzazione e quindi è un purpose condiviso, che nessuno sente alieno da sé. Poi, siamo andati più in profondità, verso il codice etico e le condotte, fino ad arrivare alla definizione dei comportamenti che sono l’espressione quotidiana di quel sistema di valori.

Un’ultima domanda. Le sfide del vostro settore, come tanti altri, rimangono importanti. Quali sono i prossimi passi che avete pianificato, per contribuire a farlo evolvere verso un modello più virtuoso?

Il nostro percorso di evoluzione non è terminato ed è oggi orientato sempre di più alla generazione di un impatto positivo verso l’ecosistema in cui Kerakoll opera: dalle nuove persone che si uniranno al gruppo ai partner industriali, dalla città di Sassuolo alle comunità in cui il gruppo opera a livello internazionale. L’obiettivo è fare in modo che questo cambiamento possa aprire ulteriori nuovi orizzonti in Italia e che molte altre aziende, che abbracciano questi valori, siano ispirate a muoversi nella stessa direzione.

Di fronte alle sfide del nostro tempo, è dunque fondamentale progettare, realizzare e ingaggiare nuove attrici e nuovi attori attorno al proprio purpose. Ma ancora prima identificarlo, ufficializzarlo e far sì che sia condiviso da tutta l’azienda, in modo che possa guidare sia le grandi che le piccole scelte quotidiane.
Questa sfida è ancora più importante per i settori produttivi complessi ed energivori, come quello dell’edilizia e dei materiali da costruzione, che vivono di dinamiche consolidate nel tempo. Abbiamo intervistato Claudio Motta, Group Chief Operating Officer di Kerakoll Group, per farci raccontare la sua esperienza e le sfide di un’azienda impegnata a far evolvere le proprie pratiche e processi.
La spinta a intraprendere un percorso ESG è arrivata dagli stessi imprenditori che hanno stimolato il management in questa direzione, indicando in maniera chiara il percorso verso la trasformazione in Società Benefit e B Corp, come naturale evoluzione per un’azienda come la nostra che già da anni investe in sostenibilità.
Kerakoll si è posta un obiettivo strategico ben preciso: arrivare a un punto di svolta del proprio percorso di sostenibilità entro il 2030. Al di là di ragionare sulla numerica, sulla prospettiva di sviluppo da qui a 10 anni, sul fatto di essere o meno carbon neutral, per Kerakoll la parte più rilevante riguarda la trasformazione della cultura e dell’ecosistema aziendale, il cosiddetto “network”.
Per Kerakoll il passaggio a Società Benefit è stato un momento centrale per tutta l’azienda in quanto si è sancito l’impegno a salvaguardare la mission dell’impresa. In questo caso la parola chiave è stata “integrazione”, ovvero integrare la responsabilità verso le persone e il pianeta in tutte le dimensioni dell’impresa.